Discrezione, indiscrezione, curiosità, riservatezza, delicatezza e “ficcanasismo”: Cosa ne penso

Di Serena

Premessa: Mi è stato chiesto di scrivere un articolo a questo proposito perché i responsabili del nostro giornale pensano che sia un argomento calzante per me visto il mio atteggiamento che loro hanno potuto osservare non solo in sala riunioni ma anche fuori sia pure solo all’interno del Centro Diurno e non in altri ambiti della mia vita.

Definizioni tratte dal celeberrimo dizionario d’italiano Devoto Oli edito dalla casa editrice Le Monnier di Firenze:

  • Discrezione: Facoltà che permette di uniformare le proprie azioni e le proprie parole a criteri soddisfacenti sul piano della ragionevolezza e dell’utilità. Senso del limite e della misura.
  • Indiscrezione: Atto o comportamento contrario ad opportune e legittime esigenze di delicatezza o riservatezza.
  • Curiosità: desiderio abituale o episodico-sporadico di rendersi conto di qualcosa per vie insolite o per motivi personali.
  • Riservatezza quasi = Delicatezza o Finezza: discrezione e rispetto del segreto e dell’intimità della persona quasi = scrupoloso controllo delle proprie parole ed azioni. Dimostrazione non ostentata di buon gusto sensibilità e comprensione; squisitezza di sentimenti e di modi specialmente per quanto riguarda problemi morali o dei sentimenti; anche tatto e prudenza.
  • Ficcanasismo: Atteggiamento di persona che per mancanza di riguardo s’immischia in faccende che non la riguardano.

A questo punto la domanda fondamentale per me personalmente è: perché lo faccio?

Risposta: Io credo di farlo solo per curiosità per conoscere le persone. Infatti, la curiosità è anche la “molla” che spinge le persone in prima istanza a chiedersi il perché delle cose e questo è quindi anche indice della loro “intelligenza”, perché se non lo facessero sarebbero “indifferenti” o addirittura “ignoranti”, ma non è così che s’avvicina la gente perché se no potrebbe anche rispondere male come spesso accade qui in Centro Diurno come in tutti gli ambiti della vita. In realtà però anche questo è un effetto collaterale del mio disturbo ossessivo-compulsivo legato alla mia invalidità come m’ha sempre detto il mio ex psico del CPS di Vimercate dott. Colombo. Io per carattere ed indole personale ripeto le cose moltissime volte, faccio le cosiddette “telefonate fiume” al CPS e faccio sempre mille domande per “rassicurarmi”, anche se alle persone cosiddette “normali” senza questa patologia questo atteggiamento dà fastidio.

So che dovrei cambiare, ma da sola non ci riesco. Spero di riuscirci in futuro con l’aiuto del personale ASFRA.

Parlando con una mia amica e collega del giornalino m’ha consigliato di guardare la persona e capire il suo atteggiamento in generale (come ragiona, come parla, come si atteggia e si rapporta col gruppo etc.) e comprendere così che tipo di persona è. Facendo così poi ci si avvicina alla persona ed alla fine si può arrivare ad essere anche amici e confidenti. Il problema è che finora non ho avuto l’opportunità di relazioni esterne serie per colpa dei miei problemi fisici, psicologici ed organici. Tra l’altro poi scarto le persone che secondo me non sono al mio livello intellettuale e sociale ed invece vorrei avere relazioni sociali esterne alla famiglia. A questo riguardo posso citare un’ospite del Centro Diurno definita fragile che, proprio per il suo carattere, per un certo periodo mi telefonava continuamente circa ogni dieci minuti, fino al limite dell’esasperazione per cui alla fine l’ho mandata anche … perché mi “rompeva l’anima”… Non mi piace che durante i pasti si guardi la TV, anche se in un periodo difficile come quello che stiamo vivendo. A tavola normalmente si chiacchiera e ci si confronta, tant’è vero che una volta si diceva “telefonare ore pasti” per essere sicuri di trovare una persona a casa. Tra l’altro poi tra parentesi bisognerebbe anche sempre per finezza di modi condividere il cibo, gustarlo e, non dico elogiarlo, perché visto il poco tempo a disposizione sarebbe esagerato, ma quantomeno “rendersi conto che si sta mangiando ed almeno riconoscere i sapori di quello che si sta mangiando”. Anche in questo caso ci sono alcune famiglie dove questo non avviene perché purtroppo si è sempre presi, distratti da altro e si ha troppa fretta. Infatti, purtroppo sappiamo tutti che le pause pranzo per chi lavora durano al massimo venti o trenta minuti; ovviamente non è colpa di nessuno, ma io considero anche questo “un neo della società post-moderna” difficilmente eliminabile, visto che questo tipo di società premia solo la produttività, non ha tempo di riflettere e che anzi considera ad es. gli anziani, i malati o i disabili che non possono più produrre un peso da scartare e non da valorizzare per la saggezza, l’esperienza o l’intelligenza. Io voglio avere queste relazioni esterne di cui ho parlato prima e questo e più che lecito e giusto, ma il problema è che “mi butto troppo”.  Ho troppa fretta di “sapere tutto e subito” e non do tempo alla relazione di “evolversi e svilupparsi”. Invece bisognerebbe “dare tempo al tempo e capire che c’è un tempo ed un luogo per ogni cosa”. Tra l’altro, come m’ha chiesto il dottore responsabile del giornale, dovrei anche “imparare a non interrompere” e a non darmi le risposte da sola quando faccio le domande, cioè dovrei avere la pazienza d’aspettare. Anche questo però è un altro sintomo d’impazienza legato al mio carattere anche qui perché “voglio sapere tutto e subito”.

La cosa “bella” o per meglio dire “brutta” è che ho capito tutto questo razionalmente, ma non riesco ancora ad accettare il mio carattere emotivamente.

Questo perché percepisco ancora una forte discrepanza tra la mia maturità reale e razionale e quella emotiva come d’altronde succede a tutti perché l’uomo è fatto di anima e carne ma in me questa dicotomia è più accentuata del normale. Per questo vorrei chiedere per cortesia a voi medici, psicologi ed operatori del Centro Diurno di aiutarmi ad accettare questo problema, ma anche a risolverlo perché mi renderebbe più sicura come persona e quindi vivrei meglio io e farei vivere meglio anche tutti quelli che mi circondano e non li esaspererei.

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