Ciao Cecy!

Luca se ne va. Ha concluso la prima parte del suo percorso e lo proseguirà altrove, in un posto ora più adatto al suo nuovo essere

Quando sei arrivato in AS.FRA? Il 13 agosto 2018, dopo un’esperienza di strada lunga sette anni. Ho vissuti da clochard per sette anni. Mia madre mi aveva “abbandonato” andandosene di casa a 26 anni ed io non ero in grado di badare a me stesso. Anche se adulto, io considero di essere stato abbandonato, perché, obiettivamente, non ero in grado di intendere e di volere. Ho dovuto imparare. da solo, da zero. 

Sento rabbia in te. C’è molta rabbia. Minorenne o come ero io non fa nessuna differenza. Perché lo ha fatto? Perché non reggeva i miei comportamenti.

Dopo di che, per strada per sette anni. Mi hanno dato una mano i CPS. Avevo incontrato una ragazza, mi ha tenuto con sé per qualche tempo, circa due anni, ma quando è finita è arrivata la strada. Mi ha salvato l’istinto di sopravvivenza, è come stare in una foresta a piedi nudi, devi camminare per forza. Di notte – per qualche tempo – ho dormito nel dormitorio di viale Ortles, che considero un inferno. Le persone che stavano al dormitorio erano seguite dal CPS di  via Barabino, a Milano. La dottoressa del CPS dopo quattro anni mi ha proposto di entrare in comunità.  Appena entrato mi è sembrato un Paradiso

Raccontami il tuo ingresso qui. Era estate, ma pioveva come fosse novembre . Era il primo giorno del mio nuovo percorso: con Cecilia, la mia educatrice di riferimento, è stato un viaggio felice

Fa’ conto di averla davanti: come la saluteresti? “Ciao Cecy, mi mancherai tanto”. Ho imparato tanto qui dentro, ho fatto anche tanti errori ma sono anche gli errori quelli che mi porterò via con me: per cercare di non commetterli più. Mi sento molto cresciuto; esco di qui per andare in un’altra comunità (a intensità di cura minore, ndr). Ceci ho sbagliato 70 volte e 70 volte tu mi hai ripreso. Ho avuto i miei problemi – anche con alcuni operatori – ho vissuto di tutto, così come di tutto avevo vissuto in strada, dove si sono formate le ferite che ancora sono aperte dentro di me.Ogni volta che ho sbagliato l’ho fatto con consapevolezza. Gli errori mi hanno fatto crescere: ho anche imparato adire no. Il problema è sapersi fermare, darsi dei limiti. I limiti mi hanno reso forte. Anche i momenti no fanno parte del mio percorso in AS.FRA. Non sempre incontriamo persone giuste per noi, anche nella vita. Ho conosciuto persone fantastiche, tra i pazienti e tra gli operatori. Altri non erano fatti per me.. Ho imparato a non farmi travolgere qui in AS.FRA.

Qual è il tuo desiderio più grande? Avere casa mia.

Per concludere: persone che vogliamo menzionare, salutare, ricordare. Alle quali dare un messaggio. Cambiamo i nomi, ma loro si riconosceranno. Kevin, sii forte, non ti sottovalutare, le capacità e la forza le hai. La vita non è solo giocare a pallone; Mary, ti voglio bene e ti ammiro, nonostante i tuoi difetti. Cambia le tue serate e rendile più costruttive. Nico, datti una svegliata, che la testa ce l’hai. Fatti valere, sei un uomo. Alla fine do un consiglio a me stesso: stai lontano dal bere, non trovare ogni volta una scusa, sii meno nervoso.

Quando sei nervoso ? Di fronte ai no.

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